Il Modello di Pet Therapy Relazionale Integrata®
Ma perché relazionale?
 

Partiamo innanzitutto dall’analisi del perché l’abbiamo chiamata relazionale. Il richiamo è alle correnti di pensiero psicologico che parlano di “matrice relazionale”, “paradigma relazionale”, “pensiero relazionale”, che pongono al centro una dimensione che si sposta dall’ottica sul soggetto a quella sulla relazione. Uno degli assunti a fondamento di questa visione si concentra sulla critica al “mito della mente isolata” le cui origini vengono fatte risalire al pensiero cartesiano e alla sua idea di dualità mente e corpo. Al contrario, la concezione che anche la mente si costruisca da una matrice interattiva porta alla conseguenza che essa non possa essere compresa se non all’interno delle sue relazioni.

 

Il concetto di intersoggettività è stato introdotto alla fine degli anni ’70 nell’ambito della psicoanalisi americana grazie a Storolow e collaboratori, i quali hanno affermato che

“la teoria dell’intersoggettività è una teoria di campo sistemica, in quanto mira a comprendere i fenomeni psicologici non come prodotti da meccanismi intrapsichici isolati, ma come formati dall’incontro di soggettività in interazione”.

 

Nel nostro caso abbiamo il soggetto uomo-terapeuta, il soggetto uomo-paziente e il soggetto animale strettamente correlati.

 
Una mente si costruisce da una matrice relazionale.
Verso una psicoanalisi bi-pluri personale 
 

La psicoanalisi classica ha trascurato a lungo il concetto di intersoggettività, proprio perché nella sua visione di uomo, paragonabile a quella di un sistema biologico chiuso che deve scaricare le sue pulsioni per mantenere l’omeostasi, l’unità di studio è l’individuo. Gli altri rappresentano semplicemente degli oggetti adatti all’appagamento delle sue pulsioni: in questa visione non c’è spazio per la concezione di una relazione fatta di due o più soggettività. Solo adesso assistiamo ad un generale spostamento d’accento verso una psicologia bi/pluri personale che parte dall’idea di una mente che si costruisce da una matrice relazionale.

 
L’operatore/terapeuta indirizza l’interazione paziente-animale e rilegge lo scambio dandogli un significato intellegibile
 
  • interazione di narrazione
  • interazione di accudimento
  • interazione di gioco
  • interazione di socializzazione
 
L’animale mediatore e soggetto-attivatore di valenze simboliche
 
L’animale media e facilita perché è colui che fa evolvere dinamicamente la situazione terapeutica/di cura, aprendo canali comunicativi che possono essere bloccati o semplicemente hanno bisogno di essere allargati e stimolati.
È inoltre portatore di una valenza simbolica che letta nell’ambito della psicologia analitica ha potere di Cura; infatti per la psicologia analitica il simbolo è innanzitutto un oggetto relazionale.

 
Relazione, armonia, benessere
 

Se analizziamo l’etimologia della parola simbolo essa significa: mettere insieme e quindi mettere in relazione.

Per la psicologia analitica il simbolo mette in relazione una parte conscia e una inconscia creando armonia e quindi benessere.
Ecco una prima spiegazione del perché gli animali vengono sempre più riconosciuti come strumenti di cura e di benessere.
Il valore simbolico cambia poi a seconda del tipo di animale: cane, gatto, coniglio, cavallo, asino: per l’interpretazione di ciascuno dei quali possiamo attingere alle ricerche mitologiche.

 

Il paziente rimanda il suo vissuto all’operatore/terapeuta e all’animale, contribuendo al processo trasformativo e di cura dato dall’incontro dei tre soggetti. Nei progetti di pet therapy impostati secondo il modello relazionale integrato tutti e i tre poli dell’interazione si influenzano a vicenda dando luogo al processo di cura.

 
Perché “integrata?”
 
Alla base dell’idea di integrazione sta la convinzione che l’unilateralismo paradigmatico non sia una strada percorribile perché non tiene conto della complessità degli esseri viventi e delle interazioni tra di loro. La ricerca di approcci di cura attraverso la relazione con gli animali che tengano conto della complessità di cui abbiamo appena parlato ci ha portato a cercare l’apporto di altre metodologie che lavorassero sul nostro stesso terreno.

Abbiamo indagato nell’ambito delle terapie che, come la nostra, facessero riferimento all’area emotiva della psiche. Ci siamo avvicinati così alla musicoterapia, all’arteterapia e alla psicomotricità in un’ottica olistica che tenesse in considerazione l’importanza di ogni corrente per non cadere in quel tipo di olismo che per comprendere il tutto ne ignora le parti.
Abbiamo individuato quelle terapie attraverso cui si attiva la mente egoica o, detto in altro modo, il cervello del mammifero primitivo di cui parlano le neuroscienze.

Gli studiosi di neuroscienze infatti parlano di stratificazioni evolutive: sul cervello del rettile si è formato il cervello del mammifero primitivo e su quest’ultimo la complicatissima architettura della corteccia cerebrale umana.
I mammiferi, nelle molteplici variabilità individuali, per comunicare le loro emozioni lanciano messaggi che non possono essere fraintesi in quanto non sono capaci di mentire: il sistema limbico, sede cerebrale delle emozioni e la corteccia, organizzatrice ed esecutrice della comunicazione, sono sintonici.

L’uomo prova ancora le emozioni con quella parte del suo cervello animale che non sa mentire, mentre elabora messaggi con quell’ipertrofica corteccia tanto capace, tanto razionale, tanto evoluta, tanto sofisticata da saper ingannare anche se stessa.
Noi abbiamo cercato tra quegli approcci che non fanno affidamento in modo esclusivo alla parte razionale del cervello ma lasciano spazio alla mente egoica o animale.

Sapendo che il linguaggio verbale dell’uomo moderno non è più in grado di comunicare i reali contenuti emotivi a causa della lunga abitudine a trasformarli per renderli “socialmente accettabili” siamo andati ad individuare quegli approcci che non utilizzano il linguaggio verbale come l’arteterapia, la musicoterapia e la psicomotricità.

Tali metodologie si mantengono sulla stessa linea attivata dalla relazione con gli animali potenziandola ed andandone ad amplificare le possibilità espressive.

Il programma del corso di Pet Therapy Relazionale Integrata®

scopri