Ci racconti qualcosa di te?

Mi chiamo Ilaria.
Lavoro come assistente veterinaria e tecnica di laboratorio, ma la mia vita è da sempre profondamente intrecciata con il mondo dei cani.
Proprio al CAT ho frequentato tutti i corsi di formazione per poi iniziare la mia collaborazione all’interno dell’équipe multidisciplinare PTRI, dove cerco di unire le mie competenze tecniche alla passione per la relazione tra l’essere umano e l’animale.
Partecipo prevalentemente a progetti che coinvolgono bambini e ragazzi.
In questo cammino mi accompagna il mio co-terapeuta a quattro zampe, Theo, un insostituibile compagno di vita con cui cerco di creare uno spazio sempre accogliente e sicuro per l’espressione emotiva di chi incontriamo.



Quali scoperte hai fatto, a livello personale o professionale, lavorando nell’equipe PTRI?

Lavorare in questa équipe multidisciplinare mi sta insegnando quanto il lavoro di rete arricchisca profondamente ogni progetto.
La vera scoperta è stata vedere come lo sguardo unico di ogni professionista si intrecci in modo naturale per valorizzare le risorse e le potenzialità di ogni persona.
In questo contesto, l’animale si rivela un tramite perfetto: questa esperienza mi ha portata a soffermarmi sulle piccole sfumature comunicative di ognuno, facendomi scoprire che spesso, proprio nel silenzio e nella flessibilità di un incontro, si costruisce una dimensione umana incredibilmente autentica.

In che modo la fiducia reciproca tra operatori influisce sul benessere del gruppo e degli utenti?

La fiducia reciproca è fondamentale perché ci permette di confrontarci liberamente, di chiedere aiuto e di condividere dubbi o responsabilità senza la paura di essere giudicati.
Questo fa nascere un profondo senso di appartenenza e di sicurezza all’interno del gruppo: non lavoriamo semplicemente “uno accanto all’altro”, ma realmente insieme, scambiandoci competenze, punti di vista ed emozioni.
Questo clima di serenità e stabilità viene percepito immediatamente dagli utenti e dai co-terapeuti: se l’équipe è unita e serena, l’intero contesto si trasforma in uno spazio protetto, naturale e accogliente per tutti.

 

Cosa significa per te avere accanto un animale che è compagno di vita e anche collega di lavoro?

Condividere la vita e le attività con Theo significa vivere una relazione speciale fatta di costante presenza, fiducia e autenticità.
Tra casa e lavoro non c’è una separazione netta: la complicità che costruiamo giorno per giorno nella quotidianità è la base su cui poggia il nostro operare. Theo non è solo un supporto “in più”, ma un vero ponte emotivo che con la sua semplicità aiuta ad abbassare le difese e a offrire conforto naturale, soprattutto nei momenti in cui le parole non bastano.
Averlo accanto mi ricorda ogni giorno l’importanza del qui e ora, della calma e dell’ascolto silenzioso, aiutandomi a crescere in consapevolezza e pazienza. 

Come coltivi la relazione con gli animali del centro e in che modo questo legame si riflette nel tuo lavoro quotidiano?

Finora il mio percorso non mi ha ancora portata a svolgere attività specifiche con gli animali residenti al CAT, ma li considero una parte fondamentale della mia esperienza, a partire dai primi corsi fino al tirocinio. Per me sono la cornice vivente e l’essenza stessa del centro.
Pur lavorando ogni giorno in stretta simbiosi con Theo, osservare la serenità e la naturalezza degli animali che vivono qui è una continua fonte di ispirazione e mi fa sentire parte di un legame profondo che va oltre il singolo progetto.

 

Ti viene in mente un incontro che ti ha emozionato o sorpreso in modo particolare?

Ricordo un incontro con un bambino che, inizialmente, era molto spaventato dalla presenza di Theo.
C’era un forte senso di chiusura e le parole sembravano proprio non bastare.
È rimasto a lungo in disparte, in braccio alla maestra, a osservare il lavoro che stavamo facendo.
Poi, improvvisamente, durante il penultimo incontro del progetto, si è avvicinato a lui in modo del tutto spontaneo.
Vedere l’istante preciso in cui le sue difese si sono sciolte e Theo ha risposto accogliendolo con una delicatezza immensa è stata una vera magia.
In quel piccolo gesto ho visto aprirsi uno spazio nuovo, una possibilità di relazione profonda che non passava attraverso la voce, ma attraverso la vicinanza.
Sono questi i momenti semplici che ti riempiono il cuore e ti ricordano che la cura inizia proprio da lì.