Mi chiamo Alessandra Borghi e sono psicologa e psicoterapeuta espressiva.
Il mio cammino professionale è iniziato con la laurea in Psicologia a Padova nel 1998 e ha seguito un percorso fatto di incontri speciali, di storie umane intense e di una passione profonda per i processi creativi e la relazione con gli animali.
L’inizio: la comunità nell’ex manicomio di Mantova
Ho cominciato a lavorare nel 2000 come educatrice, presso una comunità alloggio aperta nell’ex ospedale psichiatrico di Mantova, chiuso nel 1999. In uno dei suoi antichi padiglioni furono accolti una trentina di pazienti, persone per cui non si era riusciti a trovare un’alternativa alla vita in istituto. Entrare in quella realtà è stato uno choc emotivo e professionale. Ho conosciuto un’umanità ferita da anni di istituzionalizzazione, persone rimaste sospese tra un dentro e un fuori che si facevano fatica a incontrare. In quel contesto, ho scoperto l’arteterapia, e ho iniziato a intuire che il mio cammino avrebbe intrecciato cura e creatività.
L’incontro con l’arteterapia
In quella comunità abbiamo creato un atelier di pittura per un piccolo gruppo di ospiti, seguito da una pittrice con esperienza in ambito psichiatrico.
Quello spazio è diventato un luogo di espressione di mondi interiori profondissimi, spesso inespressi a parole. Per me è stata una rivelazione. Ho capito che volevo unire creatività e psicologia, e mi sono specializzata in psicoterapia espressiva.
L’arrivo al CAT e l’incontro con gli Interventi Assistiti con Animali
Nel 2013, una collega mi propose di collaborare per scrivere progetti di IAA, interventi assistiti con animali. I progetti non si concretizzarono, ma quell’occasione mi fece scoprire la scuola PTRI e il CAT di Campogalliano, proprio vicino a me. Ho iniziato la mia formazione al CAT nel 2014 e nel 2015 ho conseguito il diploma di operatore in Pet Therapy Relazionale Integrata e Zooantropologia Relazionale. Nel tempo ho aggiornato la mia formazione secondo le nuove linee guida, continuando a crescere e imparare.
Le prime esperienze e il legame con il Piccolo Campo
Le mie prime esperienze sul campo sono state indimenticabili, in particolare con Mortadelo e Maciste, i cani della collega Amanda, in una casa di riposo con cui tutt’ora collaboro.
Quegli inizi mi hanno insegnato il valore della relazione con gli animali e il loro potere di sbloccare emozioni e aprire nuovi spazi di relazione. Grazie al CAT, nel 2017 ho iniziato a collaborare con l’associazione Il Piccolo Campo, lavorando in ospedale negli interventi assistiti. Un legame professionale e umano che dura ancora oggi.
Olli, compagno di viaggio e di lavoro
Quando ho iniziato la formazione al CAT non avevo un cane, nonostante la mia vita fosse sempre stata accompagnata dagli animali.
Dopo la mia amata cagnolina Minni, non mi ero più sentita pronta. Nel 2016 è arrivato Olli, un setter inglese, scelto quasi per caso ma diventato compagno di avventure e collega prezioso negli interventi assistiti. Dolce e accogliente con le persone, un po’ meno con gli altri cani, Olli ha lasciato un segno indelebile nella mia vita. Nel 2023 ho dovuto lasciarlo andare, dopo anni di fragilità e cure. Non sono ancora pronta ad accogliere un altro cane, ma quando lo sarò, sarà ancora un setter adottato in canile.
Creatività e animali: un cerchio che si chiude
Unire interventi assistiti con animali e linguaggi espressivi è il cuore del mio lavoro oggi.
Ogni volta che questo accade, sento che tutto si ricompone, in un cerchio perfetto. È l’incontro tra mente, cuore e creatività.
Oggi sono docente al CAT proprio su questo tema, e ogni lezione è uno scambio ricco con gli allievi.
Il CAT è casa, per me e per molti altri.