Mi chiamo Daniela Grenzi, sono una psicoterapeuta e una delle socie fondatrici della cooperativa LUNEnuove, la casa in cui è nata anche la Scuola PTRI, che ho visto crescere passo dopo passo fino a diventare il progetto vivo, complesso e profondamente umano che è oggi.
Il mio percorso personale e professionale non sono mai stati due binari separati: fin dall’inizio ho sentito che la mia professione non doveva essere un “mondo a parte”, ma un’estensione autentica di ciò che sono. La psicoterapia mi ha permesso di unire le mie due anime — quella personale e quella professionale — nella stessa direzione di ricerca, cura e consapevolezza.
Nel tempo ho intrecciato diversi fili: la psicologia dinamica, che ascolta le profondità dell’animo umano; la psicologia buddhista e la pratica meditativa, che nella mia vita privata sono sempre state una radice fondamentale; la mindfulness e la gentilezza come vie evolutive; l’immaginazione, il simbolico, i sogni; e naturalmente l’incontro tra specie, che ha dato forma a un modo di fare cura capace di includere anche l’animale come presenza relazionale e trasformativa.
Accoglienza, gentilezza e amore sono i valori che coltivo da sempre e che rappresentano anche il cuore di LUNEnuove. La psicoterapia, così come la vivo, è un modo di prendersi cura dell’umano che siamo — fragile, complesso e profondamente capace di crescere.

 

Il legame con gli animali come radice della presenza

Il mio legame con gli animali è nato quando ero bambina. Avevo un istinto naturale: cercavo gli animali in difficoltà e provavo a proteggerli, e allo stesso tempo sentivo che loro proteggevano me. Era una reciprocità spontanea, un linguaggio immediato fatto di sincerità, tenerezza e presenza.
Crescendo ho capito che questo modo di stare con loro era già, in forma primitiva, una pratica di Mindfulness: un’attenzione delicata, non giudicante, capace di riconoscere la bellezza, il corpo, il silenzio e la verità emotiva. Gli animali mi hanno insegnato la presenza pura, la tenerezza, la mancanza di giudizio e soprattutto l’arte dell’abbandono, che è una chiave essenziale della mia pratica spirituale. Oggi questo legame continua naturalmente: nella sede di LUNEnuove e della Scuola PTRI vivono diversi animali che condividono con noi percorsi e relazioni, e a casa vivo con due cani.

Per me è impensabile immaginare la mia vita senza animali accanto.
Nel lavoro terapeutico e formativo, gli animali diventano presenze-regolatrici: ci ricordano che la cura nasce dalla semplicità, dall’autenticità e dalla capacità di ‘stare accanto’ senza giudicare. Sono ponti verso parti profonde di noi che spesso attendono solo un contatto per risvegliarsi.

 

Quando la relazione apre varchi profondi

Alcuni incontri hanno segnato profondamente il nostro modo di intendere la PTRI, come il lavoro nei centri per persone con demenza.
Chi conosce questi luoghi sa quanto lo sguardo possa apparire distante, quasi irraggiungibile. Eppure, durante gli incontri con i nostri cani, accadeva qualcosa: per pochi istanti quegli occhi si illuminavano, il corpo si orientava verso l’animale, una mano si tendeva.
Era come se attraverso la relazione semplice e autentica con il cane si riaprisse un varco tra il dentro e il fuori, tra il mondo interno e quello esterno.
Queste esperienze ci hanno fatto comprendere la funzione di facilitatore dell’animale: un ponte affettivo, corporeo e simbolico.

Approfondendo la teoria junghiana, ho ritrovato in questi momenti qualcosa che riguarda il Sé: quella dimensione profonda e originaria che resta intatta anche quando l’Io è fragile o compromesso. L’autenticità dell’animale sembra parlare proprio a quel nucleo, evocandolo e permettendogli di esprimersi.
Lo stesso movimento lo abbiamo visto nei primi casi di bambini nello spettro autistico: spesso la relazione con l’altro umano è complessa, carica di aspettative; con l’animale, invece, si apre un sentiero più semplice, più accessibile. Il bambino guarda il cane, lo tocca, si lascia toccare e da lì può nascere una facilitazione ad andare verso l’altro.
Questi incontri ci hanno insegnato che la PTRI non è una tecnica, ma una via relazionale che permette di raggiungere parti profonde della persona dove le parole, da sole, non arrivano più.

 

Cura, natura e formazione come ecosistema

Nel mio approccio formativo accompagno le persone a ritrovare il filo che unisce le diverse dimensioni del benessere psicologico: quella individuale, quella relazionale, quella corporea e quella ambientale. È un sistema integrato, un ecosistema vivo.
Nella Scuola PTRI porto proprio questa visione. Conduco moduli che formano i professionisti a lavorare in équipe in modo consapevole, utilizzando la Mindfulness e la Compassion Focus Therapy per sviluppare presenza, regolazione emotiva e gentilezza nelle dinamiche di gruppo. La qualità della relazione interna all’équipe diventa il terreno su cui cresce la qualità dell’intervento con le persone e con gli animali.

La cornice ecobiopsicosociale all’interno della quale ci muoviamo, unisce tutti questi elementi: la cura coinvolge il corpo, l’ambiente, i legami, il simbolico e la presenza regolativa dell’animale. Accompagno i professionisti a vedere questa complessità, a sentirla e a lavorarci dentro con delicatezza, competenza e autenticità.
Formare alla PTRI significa educare uno sguardo: uno sguardo capace di integrare natura, emozioni, pensiero e relazione, così che ogni professionista possa portare nella pratica quotidiana una presenza piena, stabile e generativa. 

La Scuola PTRI come comunità trasformativa

La Scuola PTRI è una comunità viva: un luogo in cui persone, animali e visioni diverse si incontrano per creare qualcosa di evolutivo. È un progetto che custodisce una visione spirituale della cura — intesa come movimento di apertura, consapevolezza e trasformazione — e che mette al centro la relazione come via trasformativa.

Per me la PTRI è un laboratorio di innovazione e creatività: uno spazio dove l’immaginazione, il simbolico e l’esperienza diretta trovano forma e vengono trasformati in percorsi concreti. È un luogo che accoglie intuizioni profonde e le fa diventare cultura.

Il contributo che porto è l’integrazione:
– della psicoterapia dinamica e della psicologia buddhista,
– della mindfulness e della gentilezza come vie quotidiane di presenza,
– del lavoro d’équipe come esperienza trasformativa,
– della creatività e della spiritualità come risorse vive,
– della relazione con l’animale come ponte riparativo.

E soprattutto ci tengo molto al valore della comunità: una comunità che sostiene, che innova, che cresce insieme. Una comunità che crede, come crediamo noi, che la cura è sempre un atto condiviso e che ogni incontro può essere un’occasione di trasformazione reciproca.

Scuola PTRI®
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