Ci racconti qualcosa di te?
Mi chiamo Luca Lolli e faccio parte dell’équipe del CAT fin dalla sua nascita. Sono co-fondatore del centro CAT e presidente della cooperativa LUNEnuove, di cui la scuola fa parte. Sono inoltre istruttore di mindfulness e ho seguito da vicino tutto il percorso evolutivo dei nostri progetti: dai primi percorsi formativi di Pet Therapy, nati e proposti più di 20 anni fa, fino all’attuale sviluppo degli IAA – Interventi Assistiti con gli Animali. Nel tempo ho partecipato a svariati progetti con differenti tipi di utenza, tra cui anche un’esperienza attiva ora, molto significativa di IAA integrati alla mindfulness presso il Policlinico di Modena, un percorso innovativo che mi ha permesso di osservare quanto la presenza degli animali, unita alla qualità della relazione e alla consapevolezza, possa favorire benessere, ascolto e vera connessione.
All’interno della PTRI mi occupo in particolare del setting terapeutico: la progettazione e la cura degli spazi, delle atmosfere e delle condizioni che permettono agli incontri di avvenire in modo efficace, sicuro e significativo. Il mio percorso unisce competenze tecniche legate a una formazione olistica che comprende approcci come il feng shui e la domoterapia. Questo mi porta a considerare lo spazio non come uno sfondo neutro, ma come un elemento attivo nella relazione terapeutica, capace di influenzare il benessere, le emozioni e la qualità dell’incontro.
Quali scoperte hai fatto, a livello personale o professionale, lavorando nell’equipe PTRI?
Una delle scoperte più importanti è stata comprendere quanto la relazione sia un fenomeno profondo, complesso e sottile, che coinvolge non solo le persone e gli animali, ma anche lo spazio dell’intervento, il clima emotivo e tutto l’habitat circostante. Lavorare nella PTRI è per me un percorso continuo di crescita interiore e professionale. Mi ha insegnato a osservare di più e a intervenire di meno, a fidarmi dei tempi naturali dei processi e a riconoscere che spesso sono proprio gli elementi più semplici – uno sguardo, una pausa, una parola sincera – a generare i cambiamenti più profondi. Mi ha fatto comprendere quanto siano fondamentali l’ascolto, l’empatia, la sensibilità e la qualità della nostra presenza. Una domanda che credo dovremmo porci sempre, prima di ogni intervento, è: “Con quale stato d’animo mi sto avvicinando oggi a questo incontro?”
A livello umano, questa esperienza ha ampliato la mia visione, la mia sensibilità e la capacità di stare nella relazione in modo autentico, senza forzature.
In che modo la fiducia reciproca tra operatori influisce sul benessere del gruppo e degli utenti?
La fiducia tra operatori è la base invisibile su cui si costruisce tutto il lavoro. Quando all’interno dell’équipe ci sono ascolto, rispetto e comunicazione autentica, si crea un campo relazionale stabile e coerente che viene percepito anche dagli utenti e dagli animali.
Questo si traduce in maggiore sicurezza, fluidità negli interventi e capacità di affrontare anche le situazioni più complesse senza rigidità.
Al contrario, eventuali tensioni o difficoltà comunicative si riflettono inevitabilmente sull’andamento delle attività. Per questo considero il lavoro d’équipe una pratica continua fatta di confronto, presenza, collaborazione e cura reciproca.
Cosa significa per te avere accanto un animale che è compagno di vita e anche collega di lavoro?
Significa entrare in una relazione basata sull’autenticità e sulla presenza. Gli animali non interpretano ruoli e non seguono aspettative sociali: rispondono a ciò che è reale, qui e ora.
In questo momento non ho un animale personale che sia anche “collega di lavoro”, ma sento tutti gli animali del CAT come partner preziosi e unici nei diversi percorsi di intervento. Averli accanto come “colleghi” significa riconoscere la loro soggettività e il loro contributo attivo nel lavoro terapeutico, non come strumenti ma come veri partner della relazione.
Questo richiede rispetto, ascolto e la capacità di adattarsi ai loro tempi e stati, accettando anche l’imprevedibilità come parte del processo, entrando in una sorta di “flusso” in cui cerchiamo di portare continuo equilibrio e adattamento.
Come coltivi la relazione con gli animali del centro e in che modo questo legame si riflette nel tuo lavoro quotidiano?
Coltivo la relazione attraverso la presenza, l’osservazione e il tempo condiviso. Cerco di entrare in sintonia con gli animali rispettando i loro segnali, i loro bisogni e le loro caratteristiche individuali. Non si tratta soltanto di interagire durante le attività, ma anche di vivere momenti semplici e informali insieme, costruendo un legame fondato sulla fiducia reciproca.
Per me, al CAT, ogni animale è un vero “compagno di vita”: percorriamo insieme un tratto di strada in cui ci scambiamo tempo, esperienze, talenti e insegnamenti.
Questo si riflette profondamente anche nel mio lavoro sul setting terapeutico: quando la relazione con gli animali è autentica e profonda, diventa più naturale creare spazi che li accolgano e li valorizzino, facilitando interazioni armoniche e significative anche con gli utent.