Ci racconti qualcosa di te?

Sono Monica collaboro con il CAT dal 2019. Ho iniziato la mia esperienza come corsista (Pet Therapy Relazionale Integrata) poi come operatrice al mattino sui laboratori protetti. È stata un’esperienza molto bella che mi ha fatto crescere a livello interiore. Ho acquisito più consapevolezza di me stessa. Ho potuto esplorare attraverso la condivisione con i colleghi e gli utenti coinvolti, il mio mondo interiore. Non è sempre stato facile affrontare il mondo complesso delle diversità ma senza dubbio ho acquisito maggior capacità nel sapermi relazionare con tutto ciò che non rappresenta la mia consuetudine.

Il mio sogno poi era di poter mettere a frutto tutto ciò che ho imparato e che ancora sto imparando sugli interventi assistiti con gli animali. Finalmente da qualche anno collaboro sui progetti di Pet Therapy con la mia cagnolina Oki e sono davvero entusiasta.

Quali scoperte hai fatto, a livello personale o professionale, lavorando nell’equipe PTRI?

Personalmente si è aperto un mondo nuovo quasi parallelo, fatto di persone e sensazioni nuove. Ogni volta è una scoperta, un sogno che si realizza. Le emozione sono tantissime ed è difficile raccontarle. Forse la difficoltà più grossa che ho incontrato è proprio quella di riuscire a spiegare cos’è un intervento assistito, cosa faccio e come partecipa il mio cane. Spesso mi sono ritrovata con la gola piena di risposte e parole da usare ma non è uscito nulla se non la faccia perplessa di chi accusa la domanda!

In che modo la fiducia reciproca tra operatori influisce sul benessere del gruppo e degli utenti?

La fiducia è essenziale in qualsiasi tipo di rapporto. È fondamentale perché racchiude il motivo del perché insieme stiamo facendo una cosa in cui crediamo.

Cosa significa per te avere accanto un animale che è compagno di vita e anche collega di lavoro?

Per me è vita. Semplicemente non potrei essere me stessa senza di loro. Sono impastati dentro di me.

 Ti viene in mente un incontro che ti ha emozionato o sorpreso in modo particolare?

Gli incontri impressi nella mente sono tanti, difficile sceglierne uno. Forse quelli che mi sono serviti di più per crescere insieme al CAT sono stati quelli difficili, tosti. Quelli che mi hanno costretta a tirare fuori quel coraggio che neanche sapevo di avere. In fondo è proprio lo specchio della vita. Per questo all’inizio ho detto che lo considero il mio mondo parallelo. Un’altra casa.

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