Ci racconti qualcosa di te?
Mi chiamo Valeria Bianco, sono una psicologa clinica laureata presso l’Università degli Studi di Padova in Psicologia Clinica dello Sviluppo, in formazione presso la scuola di psicoterapia SIPSI.
Lavoro presso il Centro Armonico Terapeutico (CAT) dal 2020, dove mi occupo di percorsi di supporto psicologico rivolti sia all’età evolutiva (bambini e adolescenti) sia agli adulti.
All’interno del CAT sono coordinatrice del laboratorio socio-occupazionale “Animal Care”, un progetto che mi vede lavorare a stretto contatto con persone con disabilità, in collaborazione e supporto alle loro famiglie.
Nel mio ruolo all’interno dell’équipe PTRI, contribuisco alla costruzione di progetti personalizzati che valorizzino le risorse della persona e promuovano autonomia, qualità di vita e benessere emotivo, lavorando in rete con i miei colleghi della nostra equipe multidisciplinare.
Un aspetto speciale del mio lavoro è che spesso sono accompagnata dai miei due co-terapeuti a quattro zampe, Asia e Jack, che aiutano a creare uno spazio ancora più accogliente e sicuro per l’espressione emotiva.
Quali scoperte hai fatto, a livello personale o professionale, lavorando nell’equipe PTRI?
Lavorare all’interno dell’équipe è per me un’esperienza molto significativa, sia dal punto di vista professionale che umano.
Una delle scoperte più importanti è quanto il lavoro di rete e la collaborazione tra figure diverse arricchisca davvero la presa in carico: ogni professionista porta uno sguardo unico e questo permette di costruire percorsi più completi, realistici e centrati sulla persona.
A livello personale, questa esperienza mi ha insegnato ancora di più il valore dell’ascolto e della flessibilità.
Il lavoro in rete mi ha lasciato anche una consapevolezza molto forte: la crescita e il benessere non passano solo attraverso ciò che “manca” o ciò che è difficile, ma soprattutto attraverso le risorse, le possibilità e la dignità di ogni persona.
Porto con me l’importanza di costruire interventi che non siano solo tecnici, ma che abbiano sempre una dimensione umana, rispettosa e autentica.
In che modo la fiducia reciproca tra operatori influisce sul benessere del gruppo e degli utenti?
La fiducia reciproca tra noi operatori è uno degli elementi fondamentali per il benessere dell’équipe e, di conseguenza, anche per quello degli utenti.
Vivere un clima di fiducia permette di sentirsi liberi di confrontarsi, di chiedere aiuto, di condividere dubbi e responsabilità senza paura di essere giudicati. Ne consegue un senso di appartenenza e di sicurezza all’interno del gruppo.
Non si lavora “uno accanto all’altro”, ma realmente insieme, con uno scambio continuo di competenze, punti di vista ed emozioni.
Inoltre, gli utenti percepiscono molto questo clima.
Cosa significa per te avere accanto un animale che è compagno di vita e anche collega di lavoro?
Per me avere accanto un animale che è compagno di vita e anche collega di lavoro significa vivere una relazione davvero speciale, fatta di presenza, fiducia e autenticità.
Un animale non è solo un supporto “in più”, ma un vero ponte emotivo: con la sua semplicità riesce a creare un clima accogliente, abbassare le difese e favorire un contatto più spontaneo con le emozioni.
Dal punto di vista personale, Asia e Jack sono una presenza quotidiana che mi ricorda l’importanza del qui e ora, della calma e dell’ascolto silenzioso. Vivere e lavorare con loro mi ha aiutata — e continua ad aiutarmi — a conoscermi sempre più in profondità, insegnandomi ad essere più attenta, paziente e consapevole. Dal punto di vista professionale, sono co-terapeuti capaci di offrire conforto e sicurezza in modo naturale, soprattutto nei momenti in cui le parole non bastano.
Lavorare con loro significa portare nella relazione di cura una dimensione ancora più umana e profonda, dove la connessione passa attraverso piccoli gesti, sguardi e vicinanza.
Come coltivi la relazione con gli animali del centro e in che modo questo legame si riflette nel tuo lavoro quotidiano?
Coltivare la relazione con gli animali del centro per me significa prima di tutto costruire un legame basato sul rispetto, sull’ascolto e sulla presenza quotidiana.
La relazione non nasce solo durante le attività, ma si alimenta nei piccoli momenti: prendersi cura di loro, osservare i loro segnali, riconoscere i loro bisogni e creare uno spazio in cui possano sentirsi sicuri e sereni.
Per me, lavorare accanto ed insieme a loro significa ricordare ogni giorno che la cura passa anche attraverso la semplicità, la connessione e la capacità di stare nella relazione in modo vero.
Ti viene in mente un incontro che ti ha emozionato o sorpreso in modo particolare?
Durante un’attività con una ragazza che inizialmente faceva molta fatica ad avvicinarsi e a comunicare, c’era un clima di chiusura. Le parole sembravano non bastare e ogni tentativo di interazione veniva accolto con distanza.
A un certo punto, però, Asia, la mia cagnolina, si è seduta vicino a lui senza chiedere nulla, semplicemente restando presente. Dopo qualche minuto, la ragazza ha iniziato piano piano ad accarezzarlo, quasi senza rendersene conto.
In quel gesto così piccolo ho visto aprirsi uno spazio nuovo: una possibilità di relazione che non passava attraverso la voce, ma attraverso la presenza. È stato un momento che mi ha emozionata molto, perché mi ha ricordato quanto gli animali riescano a creare connessioni autentiche e quanto, a volte, la cura inizi proprio da lì.